Festival Aut Out Aut

Il festival

Il festival letterario AutOutAut è un progetto artistico itinerante che segue un percorso culturale e sociale sulle tracce dell’autismo, con l’intento di promuovere progetti di vita concreti per ogni singola persona autistica a sostegno e integrazione della legge sul dopo di noi (n.112/2016). 

Il festival prende vita grazie al bando “Contributi per la realizzazione dei progetti di promozione della lettura e festival letterari di interesse regionale, nazionale e internazionale”, vinto dall’associazione Diversamente Odv (Leggi la traduzione in CAA dei temi del festival).

AutOutAut si svolgerà nel mese di settembre del 2023, da mercoledì 20 a domenica 24, fra presentazione libri, performance letterarie, incontri in facoltà e proiezione film.

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AutOutAut prende il suo nome dal concetto espresso dal filosofo Soren Kierkegaard (l’Enter-Eller, detto anche Aut Aut), in cui della vita si evidenziano due stadi: l’uno si fonda sull’indifferenza nei confronti dei principi e dei doveri morali, nel nostro caso, l’indifferenza verso le diversità e il disagio che ne deriva; l’altro, sul dovere etico e sulla responsabilità con la consapevolezza, per noi dell’associazione Diversamente Odv, che le arti tornino a sostenere il sociale.

L’Out che separa i due Aut è quel fuori che tiene uniti i due estremi del concetto, in cui abitano le differenze e le particolarità che identificano ogni singola persona che ha diritto di essere riconosciuta come tale, con le sue specifiche caratteristiche. Per capire, infatti, l’altro non è necessario rinchiuderlo in un’etichetta che lo generalizzi (gli “autistici”, ad esempio).

Ognuno ha la sua identità che può assumere molteplici sfaccettature. AutOutAut si occuperà di rappresentare queste molteplicità. E lo farà in un modo del tutto nuovo attraverso la letteratura, la poesia, il teatro e la musica in un flusso performativo continuo.

Se ogni persona è diversa da un’altra, una persona autistica è diversa da un’altra persona autistica.

Il Festival e l’intersoggettività come alterità

AutOutAut è il festival in cui le solitudini si incontrano, in cui le scrittrici e gli scrittori coinvolti con i loro libri, creano uno stimolo riflessivo a partire dal tema della solitudine dell’altro; in cui l’outsider – da qui l’out che gravita nel nome del festival – trova casa; dove il linguaggio non è mai scontato, anche se si tratta della parola stessa.

Ogni scrittrice o scrittore ospite sarà parte di una performance con la direzione di un regista e la partecipazione di attrici, attori e musicisti e ognuna di queste sarà all’insegna dell’imprevedibilità, come si presenta la vita di chi deve occuparsi di una figlia o di un figlio autistico che vive nell’incertezza del domani, quando il chi non sarà più presente.

I libri presentati, infatti, non tratteranno direttamente o indirettamente il tema dell’autismo, ma permetteranno una visione più ampia del dialogo sulle diversità che tocchi, nell’incontro, le corde universali del linguaggio.

Gli incontri del Festival AutOutAut

Il festival si articolerà in tre occasioni di incontro – in quanto è proprio nel riconoscersi che l’altro acquista una sua precisa fisionomia al di là delle sue caratteristiche:

  • con scrittrici e scrittori nei luoghi del festival per confrontarci sui temi che riguardano alcuni elementi significativi della vita delle persone autistiche e no: l’Altro e le sue solitudini, l’Immagine e la sua rappresentazione, l’Oggetto e il suo raffigurarsi, il Suono e il suo diffondersi, lo Spazio e il suo estendersi;
  • all’Università, con seminari tenuti da alcuni scrittori ospiti, reading e proiezioni di film;
  • nelle biblioteche e nelle scuole con laboratori e inviti alla lettura a tema tenuti da registi e attrici e attori professionisti

Il Festival e la legge sul dopo di noi

Il festival AutOutAut, sarà un’occasione per ragionare sull’attuabilità della legge sul dopo di noi, verificandone i progressi, analizzando le proposte messe in atto negli anni e considerando i continui e possibili miglioramenti futuri –  quante soluzioni concrete sono state attuate, in che modo, se hanno funzionato e come si possono migliorare – focalizzandosi su ogni singola persona in relazione a sé stessa e alle sue specifiche caratteristiche ed esigenze per il paese o per la città in cui vive.

AutOutAut non è, quindi, solo un festival letterario, ma un motore propulsore che continuerà nel tempo a produrre quelle idee necessarie all’autodeterminazione dell’individuo con autismo nel rapporto con l’altro per:

– coinvolgere le persone autistiche, con la collaborazione dei familiari, per ragionare sulle opportunità offerte dalla legge sul dopo di noi, partendo dall’analisi dei requisiti necessari per poter usufruire dei benefici previsti, sino alla definizione di un progetto personalizzato da sperimentare, adatto alle proprie necessità e caratteristiche.

– predisporre progetti per l’abitare indipendente in una prospettiva di comunità che potranno includere la riorganizzazione funzionale degli spazi nella casa e l’individuazione di percorsi urbani – al centro, nelle periferie, nei parchi, nei luoghi di interesse culturale – per accogliere il dialogo tra le persone autistiche e no, per condividere le differenze attraverso i diversi linguaggi tra cui il gioco, lo sport, il teatro e la musica, costruendo le basi per quella frase urbana di cui parla il filosofo Jean-Christophe Bailly in cui pietre, muri, asfalti, monumenti, parchi, terreni abbandonati, centri, periferie, verde spontaneo costituiscono essi stessi un linguaggio che parla dei luoghi e dei suoi abitanti.

I percorsi costituiranno un modello per le altre persone autistiche e le proprie famiglie che avranno libero accesso al know how prodotto attraverso diversi canali di divulgazione del festival e dell’Associazione Diversamente;

La legge sul dopo di noi

La legge sul dopo di noi (n.112/2016) nasce per riconoscere una serie di diritti alle persone con disabilità, nel momento della propria vita in cui non avranno più la presenza dei genitori che possano prendersene cura. Obiettivo primario della legge è quello di promuovere e favorire il benessere, l’inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità: dalla concessione di maggiori agevolazioni fiscali all’estensione di alcune esenzioni in merito all’imposta di successione e donazione ai negozi giuridici, ivi compresi i trust, istituiti a favore di soggetti con disabilità grave.

Al fine di dare attuazione alle finalità su esposte, la Legge n.112/2016 ha previsto l’istituzione del Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare.

Il Fondo, ricordiamo, ha la finalità di:

  • attivare e potenziare programmi di intervento volti a favorire percorsi di deistituzionalizzazione e di supporto alla domiciliarità in abitazioni o gruppi-appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionali della casa familiare e che tengano conto anche delle migliori opportunità offerte dalle nuove tecnologie, al fine di impedire l’isolamento delle persone con disabilità;
  • realizzare interventi per la permanenza temporanea in una soluzione abitativa extrafamiliare per far fronte ad eventuali situazioni di emergenza;
  • realizzare interventi innovativi di residenzialità per le persone di cui all’articolo 1, comma 2, volti alla creazione di soluzioni “alloggiative” di tipo familiare e di co-housing, che possono comprendere il pagamento degli oneri di acquisto, di locazione, di ristrutturazione e di messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessari per il funzionamento degli alloggi medesimi, anche sostenendo forme di mutuo aiuto tra i destinatari dei progetti;
  • sviluppare programmi per lo sviluppo e per il potenziamento delle autonomie funzionali all’abitare indipendente, per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile per tutte le persone con autismo.

Il nostro auspicio è che AutOutAut possa diventare un modello per lo sviluppo di progetti di vita delle persone adulte autistiche, attraverso l’ascolto della loro voce e di quella delle loro famiglie, il coinvolgimento della comunità, la sinergia tra istituzioni e l’impegno di molteplici professionalità che si incontrano e si ritrovano nelle arti, grazie alla letteratura.

Il programma

20 settembre

11:00 - VALERIO MAGRELLI

Il poeta logoleso nel fluire del linguaggio
Università di Cagliari, Facoltà di Studi Umanistici, Aula Motzo

Biografia autore

Valerio Magrelli, nato a Roma nel 1957, ha pubblicato sei libri di poesie (raccolti nel volume Le cavie, Einaudi 2018), il pamphlet in versi Il commissario Magrelli (Einaudi 2018), e un ciclo di quattro volumi in prosa (concluso con Geologia di un padre, Einaudi 2013). Il suo ultimo libro di versi è Exfanzia (Einaudi 2022).

Professore ordinario di letteratura francese all’Università Roma Tre, ha diretto la serie trilingue “Scrittori tradotti da scrittori” Einaudi (Premio Nazionale per la Traduzione 1996). Nel 2002 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana.

12:15 - SENIO GIOVANNI BARBARO DATTENA

performance Il linguaggio della solitudine nello spazio letterario
Università di Cagliari, Facoltà di Studi Umanistici, Aula Motzo

Biografia attore

Senio Giovanni Barbaro Dattena

Attore, regista, drammaturgo e altro non meglio precisato, nasce a Cagliari parecchi anni fa e da più della metà si dedica al teatro. Il Teatro di prosa lo rapisce sulla via di Damasco (un classico) e sembra non lo voglia ancora lasciare. Ultimamente si è aggiunta anche la danza a circuirlo.  A questo punto il complotto è piuttosto chiaro. Gli incontri speciali con tre artisti straordinari e diversissimi (Rino Sudano – Carlo Quartucci – Marco Gagliardo) ne hanno profondamente segnato il percorso. Nella sua attività di attore e regista ha frequentato autori molto diversi tra i quali: Pinter – Buchner – Shnitzler – Bukowski – Sofocle – Arrabal – Strindberg – Seneca – Camus – Jonesco – Copi – Poe – Baudelaire –  Eschilo – Albee – Aristofane – Pasolini – Beckett – Kristof – Kolitz – Ovidio – Apuleio

19:30 - VALERIO MAGRELLI

ExFanzia
Iglesias, Sala Remo Branca

Biografia autore

Valerio Magrelli, nato a Roma nel 1957, ha pubblicato sei libri di poesie (raccolti nel volume Le cavie, Einaudi 2018), il pamphlet in versi Il commissario Magrelli (Einaudi 2018), e un ciclo di quattro volumi in prosa (concluso con Geologia di un padre, Einaudi 2013). Il suo ultimo libro di versi è Exfanzia (Einaudi 2022).

Professore ordinario di letteratura francese all’Università Roma Tre, ha diretto la serie trilingue “Scrittori tradotti da scrittori” Einaudi (Premio Nazionale per la Traduzione 1996). Nel 2002 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana.

Exfanzia di Valerio Magrelli

Exfanzia di Valerio Magrelli 

Quel tempo che passa attraverso lo sguardo è un gocciolio di secondi che si arrugginiscono nell’attimo. Esserne ignorati e abbandonati come “residui d’infanzia”, è il timore che ci rende fragili dinanzi la vita che si fa, che lentamente cede il passo al tempo. Allora ci si perde perché si smarrisce la propria figura in una casa denudata che quel tempo non ha perdonato; si abbracciano le immagini di quegli oggetti che ci fecero compagnia. Ognuno nel suo spazio conserva i ricordi di un tatto, di un movimento del corpo umano che lo usa, lo riconosce e si raccoglie in sé: “Tanti anni fa cambiammo un frigorifero/Quando lo seppe, mio figlio piccolino,/scoppiò a piangere e lo abbracciò/disperato: non voleva lasciarlo/Io, disperato, invece, adesso abbraccio quell’immagine.” Quanto può essere difficile lasciarsi alle spalle una vita arenata fra i ricordi? Far sì che la solitudine permetta che rinasca fra i diversi battiti dei secondi, dei minuti, delle ore che la scandiscono. Si segnano, allora, le tracce di chi vuole continuare ad esistere, “così certi ragazzi, per dormire, vogliono il phon acceso”, nonostante insultino un mondo che li ignora. Le notti, lungo una ferrovia, per lasciare una traccia, “soltanto per segnare il proprio nome/e raccontarlo in giro”: “Sono bambini strani: si fanno sempre male […] per cercare qualcosa che non trovano.” La speranza che il sentimento dell’amore del poeta possa alleviare la loro vergogna del voler rinascere. Difficile capire come la malinconia di un’infanzia non più tale, possa arrendersi alla speranza di un futuro in cui riconoscersi. Improbabile che gli abiti indossati restino gli stessi, e vengano condivisi dal giudizio di chi ci identifica attraverso questo velo di superficie: “Mi sento impaurito e solo al mondo/che perdo gli oggetti uno ad uno/per farmi ritrovare da qualcuno?/O alleggerisco il carico per non andare a fondo? E “siamo fatti di vetro soffiato” – fra chi ha spento prima il lume della reverie, chi l’approssimarsi di un pensiero – così, “l’unica cosa buona, sta nel soffio”, “e sto dove non stavo, dove prima soffiavo.”

20:30 - ANDREA CHIMENTI E SENIO GIOVANNI BARBARO DATTENA

L’organista di Mainz con Senio Giovanni Barbaro Dattena
Iglesias, Sala Remo Branca

Biografia autore

Andrea Chimenti dal 1983 al 1989 è il cantante dei Moda, uno dei gruppi capostipiti del rock italiano. Con i Moda realizza tre album per l’etichetta I.R.A. prodotti da Alberto Pirelli. Nel 1990 inizia la sua carriera solista. Sono usciti fino ad oggi numerosi album più svariate compilation e collaborazioni tra cui ricordiamo quella con Mick Ronson (chitarrista e produttore di D. Bowie, Lou Reed, Bob Dylan…) David Sylvian, Steve Jansen, Mick Karn, Gianni Maroccolo, David Jackson, Piero Pelù, Federico Fiumani (Diaframma), Giancarlo Onorato, Rita Marcotulli, La Grazie Obliqua, YoYo Mundi, Patrizia Laquidara, Sycamore Age, Stefano Panunzi, Nicola Alesini, Nosound, Alpha States, Moon Garden, Corde Oblique. 

Nel teatro e cinema lavora come attore e realizza colonne sonore, installazioni e sonorizzazioni di mostre d’arte. Mette in musica testi di Ungaretti, Pessoa, brani tratti dal Qohelet e Cantico dei Cantici. Collabora con i registi Carlo Verdone, Fernando Maraghini e Maria Erica Pacileo, Massimo Luconi, Riccardo Sottili, Gaia Bonsignore e Roberto D’Ippolito, Jonathan Soverchia. Per il Ministero della Cultura Francese lavora con la compagnia di danza Silenda (Normandia). Lavora con Culturanuova realizzando la regia di numerose installazioni visive e sonore per l’inaugurazione di grandi restauri (tra cui Giorgio Vasari, Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, Beato Angelico, Correggio, Michelangelo.)

Scrive numerosi racconti e il suo primo romanzo Yuri esce nel 2014 per la casa editrice Zona. Nel 2020 esce L’Organista di Mainz una raccolta di 5 racconti con allegato l’audiolibro. A Novembre del 2021 esce il nuovo album “Il Deserto La Notte Il Mare” edito da Vrec Music Label coprodotto insieme a Cristiano Roversi e vede la partecipazione di diversi artisti tra cui David Jackson, Antonio Aiazzi, Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli. Nel 2022 L’Organista di Mainz viene ristampato da Lorusso Editore.

L’organista di Mainz e altri racconti

L’organista di Mainz e altri racconti di Andrea Chimenti

Un telaio antico per tessuti di carta con un opportuno intreccio di storie: trama e ordito. Nascono fra lembi di pagine che sembrano scritte a mano, le vite dei protagonisti di questi racconti che intrecciano un pezzo di presente, che scorrono fra le dita con altri oggetti che il telaio semplicemente osserva. L’organo e i suoi mantici, l’orologio che il pendolo ferma, i dodici bottoni di una giacca macchiata dal sangue di troppi innocenti e il tè, sorso degli ultimi atti di una vita. 

E poi le immagini che si intrecciano, come l’amore desiderato e non visto, gli uccelli che non esistono più, lo scatto della Morte – l’ultima foto che ci viene fatta inconsapevolmente – la raffigurazione di San Giorgio. 

“Fu un uomo seduto solo a un tavolo, fra i settanta e gli ottant’anni, ad attrarre la sua attenzione. Sul tavolo aveva cinque bottoni. Boris tolse il bottone che aveva ricevuto per posta e lo aggiunse alla fila”. Accarezzare quel tempo che vaga nel pensiero del ricordo, nell’approssimarsi – poco prima – porta questi personaggi a fare da sfondo al tessuto narrativo. Un farmacista decide che è arrivata la sua ora, che calerà il sipario delle sue ricerche. Oltre il tempo consentito, una figlia si presenta al suo capezzale scoprendo l’inutilità dell’attesa. Un giovane che non aveva nulla da perdere ruba la giacca di un ufficiale delle SS dalla sartoria del campo di concentramento in cui era recluso. “Non ti bastava vedere la morte, la volevi pure indossare?”, urla una voce fra quelle destinate a zittirsi per sempre. L’immagine di un santo copre con un velo di speranza la vita di un bambino che vuole vendicare la morte del padre combattendo contro il Drago della fabbrica che con l’alito di fuoco lo uccise. 

In questi racconti, si continua quasi sempre a vivere, anche se nascosti dal sentire più solo della vita umana.

21:00 - ANDREA CHIMENTI

Una macchia nel chiaro di luna, performance letteraria e musicale con Andrea Chimenti
Iglesias, Sala Remo Branca

21 settembre

11:00 - FEDERICO FERRARI

Restituire voce al silenzio dell’arte con Rita Deiola e Jonny Costantino
Università di Cagliari, Facoltà di Studi Umanistici, Aula Motzo

Biografia autore

Federico Ferrari (Milano, 1969) insegna Filosofia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra i suoi ultimi libri: L’insieme vuoto (Johan & Levi, 2013), L’anarca (Sossella, 2023), Oscillazioni (SE, 2016), Il silenzio dell’arte (Sossella, 2021) e, con Jean-Luc Nancy, Estasi (Sossella, 2022).

12:00 - RITA DEIOLA

Proiezione del cortometraggio Svegliati Europa di Rita Deiola
Università di Cagliari, Facoltà di Studi Umanistici, Aula Motzo

Biografia autore

Rita Deiola, performer e ombrista, si avvicina al mondo delle ombre dopo un percorso artistico legato all’esplorazione del corpo in tutte le sue forme. Porta avanti progetti di ricerca di danza a Meru in Kenya tra la popolazione Masai, a Sumatra e Giava in Indonesia, dove studia con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri, scoprendo un alfabeto gestuale che si articola tra danze maschili e femminili, con incursioni nel mondo delle maschere e soprattutto delle ombre.

Nel 2015 porta avanti la tournée di performance e workshop Kreasi dari Tradisi prodotta dall’Istituto Italiano di Cultura di Jakarta e dall’Ambasciata Indonesiana di Roma, creando gli spettacoli Casta Diva e Sumarah, presentati nelle isole indonesiane di Java e Kalimantan.

Nel 2019 realizza il suo primo corto di animazione con la tecnica del teatro delle ombre, Svegliati Europa (2021), che riceve la “Menzione Speciale” al festival internazionale Arrivano dal Mare (Ravenna) e il premio per la “Migliore sperimentazione e tecnica ideata” al festival ContattiTitere (Festival Latino di Teatro di Figura di Roma).

Nel 2019 fonda assieme al cineasta Jonny Costantino l’entità produttiva cinematografica Salamander Giant, rivestendo il ruolo di aiuto regia e title artist nei documentari Dallarte (2023, con Angela Baraldi e Lorenzo Mattotti) e Carnale carnale: Ivano Ferrari (2023, con Ivano Ferrari e Antonio Moresco) nonché autrice dei paesaggi visuali nei film poems Psyco e Taxi Driver (2022, cineconcerto Armonie nel rispecchiarsi dei saperi, diretto dal maestro Peppe Vessicchio).

17:15 - DANIELE SERRA

Colui che ascoltava nel buio con Enrico Martini e Ludovico Sebastian Muroni
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia autore

Daniele Serra è un illustratore italiano. 

Tre volte vincitore del British Fantasy Award come “Best Artist” (2012, 2017 e 2021) e finalista al World Fantasy Award 2021, ha realizzato cover, illustrazioni interne e adattamenti a fumetti per autori del calibro di Stephen King, Clive Barker, Ramsey Campbell, Joe R. Lansdale e Joyce Carol Oates.

Le sue principali influenze e ispirazioni provengono dalla narrativa weird e horror di H. P. Lovecraft e William H. Hodgson, dai film di Ridley Scott, dagli horror giapponesi e dalle opere di Clive Barker.

Affascinato dall’immaginario horror prima ancora di iniziare la sua carriera, ha da subito maturato il suo stile distintivo. Giochi di contrasti tra colori brillanti e tonalità scure, tratti curvi, ombre, atmosfere cupe rarefatte caratterizzano le sue opere, realizzate per lo più ad acquerello, oltre che a china e a carboncino.

Come comic artist, ha lavorato con DC Comics (Pray for deaths, scritto da Nicholas Doan), Image Comics (Fade to black, scritto da Jeff Mariotte), BOOM! Studios (Clive Barker’s Hellraiser: Bestiary, AA. VV.), Titan Comics (Dark Souls, AA. VV.), Seraphim INC. (Clive Barker’s Hellraiser Anthology vol. 1-2, AA. VV.), SST Publications (I tell you, it’s love, anche nella versione italiana edita da BD Comics Fidati è amore, tratto da un racconto di Joe R. Lansdale), Mondadori (Murder Ballads, testi di Micol Beltramini), Bonelli (Gentleman’s hotel, tratto da un racconto di Joe R. Lansdale).

Il suo artbook è stato pubblicato da PS Publishing, con introduzione di Clive Barker.

Daniele Serra ha illustrato oltre 300 copertine di romanzi pubblicati da case editrici di tutto il mondo. È suo l’intero artwork per Tommyknockers, opera in tre volumi di Stephen King, pubblicata da PS Publishing.

Tra le cover spiccano le collaborazioni con autori come Clive Barker, J.R. Lansdale, Paul Tremblay, Gwendolyn Kiste, Tim Lebbon, Josh Malerman, Stephen Graham Jones e con case editrici quali ​​PS Publishing, Thunderstorm Books, Dark Region Press, SST Publishing, Cemetery Dance, Buchheim Verlag, Raw Dog Screaming Press, Season of Mist, Fanucci, Solferino, Corbaccio e Sperling and Kupfer.

Alcune sue opere sono state utilizzate come scenografia nell’adattamento cinematografico di Cell di Stephen King, diretto da Tod Williams e interpretato da John Cusack e Samuel L. Jackson (International Film Trust). Ha illustrato i titoli di testa e di coda del film giapponese Rageaholic di Yoshiki Takahashi (Kokuei Company). Appassionato di musica e musicista, ha realizzato anche artwork per dischi di band come Shining (IX, Season of Mist), :wumpscut: (Madman – Szpital Box, Beton Kopf Media), So Hideous (Laurestine, Prosthetic Records) e Hapax (Exile, Swiss dark nights).

Vive su un’isola nella sua casa-studio con sua moglie, i suoi gatti, diversi insetti esotici e una notevole collezione di film e libri horror.

Colui che ascoltava nel buio

Colui che ascoltava nel buio di Daniele Serra 

Nel buio gravita l’ombra perenne dell’uomo, figura fondamentale del nostro spazio interiore. È l’emanazione oscura della figura umana, il suo alter ego. Senza luce non ha facoltà di mostrarsi, né di apparire. I suoi contorni sono lievi, ma la sua presenza ingombrante: non definita, aumenta i suoi contorni quasi a sfumare. Così il protagonista del racconto di Algernon Blackwood, uno scrittore rintanato in un piccolo appartamento preso in affitto in un decadente vicolo di Londra, descrive le sue giornate in un diario che conta i giorni da ottobre ai primi di dicembre, mesi in cui il buio torna prepotentemente alla luce. Se – come insegna Gustav Bachelard – è davanti al fuoco di un camino che si fa letteratura, da quell’immagine che crepita, Daniele Serra coglie le sue sfumature. 

Il pensiero scolora i sogni e gli incubi dello scrittore che gli acquerelli fissano nel presente dell’immagine: “il silenzio assoluto di questa casa comincia ad opprimermi. Vorrei che qualcuno abitasse sopra. Non sento mai passi […] e nessuno si ferma davanti alla mia porta”. È prepotente la solitudine nell’essere umano. Allora lo scrittore cade nei suoi incubi e la vecchia padrona di casa diventa un mostro che apre la porta della sua stanza e avanza verso di lui con tre gatti sulla schiena con fare minaccioso. Si rischia, così, di abbandonarsi a sé stessi nella speranza che qualcuno ci riconosca per quello che percepiamo di essere. L’ombra fluttua, è la luce che glielo impone. Non abbiamo bisogno di contorni definiti: dobbiamo cacciarla da dentro e cercare di assomigliarle lasciando cadere i nostri contorni. “Le parole sono cadute nel silenzio […] Nessuno mi ha risposto, ma nello stesso istante ho sentito qualcuno che si allontanava da me in direzione della porta”. Quel nessuno che bussa ci ascolta. È un occhio impaurito dallo sguardo che si affaccia, fra le pagine del racconto. 

L’Ascoltatore aspetta in una stanza vuota e buia e lo scrittore, di spalle, spinge una porta illuminata. Quelle macchie che formano un L   involontaria al contrario raffigurano degli spazi, sulla parete della porta e sul suo ginocchio, come a volerlo includere in quell’indecisione del procedere. Lui entra, e l’impressione è che dentro ci sia qualcuno che pensi a voce alta e che lo cerchi: una lieve speranza che la sua solitudine trovi pace in quell’incontro in cui sente solo una voce che si rivolge a lui.

18:00 - MARIA LOI

performance Quando il poeta è colui che ascolta nel buio
Monserrato, Casa della Cultura

18:30 - SILVIO RAFFO

L’ultimo poeta
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia autore

Silvio Raffo, poeta, narratore, traduttore e saggista, è docente universitario e membro onorario dell’Edis (Emily Dickinson International Society) per la sua traduzione dell’opera omnia della celebre poetessa (Meridiano Mondadori, La vita felice, Robin, Book e De Piante). Ha vinto i più prestigiosi premi per la sua opera narrativa e poetica (Gozzano, Montale, Lord Byron…) Dal suo romanzo La voce della pietra è stato tratto il film omonimo con Emilia Clarke. Ha curato per Castelvecchi la più completa antologia di poesia del ‘900, Muse del Disincanto.

L’ultimo Poeta

Recensione de L’ultimo Poeta di Silvio Raffo

Quando il poeta è solo un poeta, solo non è mai; quando il poeta è solo un poeta è attraversato da qualcosa che non è lui, ma va oltre; quando il poeta non è solo un poeta, ma il poeta, l’ultimo rimasto in difesa della Bellezza della Poesia, ciò che rimane è solo contorno che spazia.

Donatien Dellorme, forse il protagonista di questo romanzo, non è delimitato nella forma, non cambia i suoi connotati quando involontariamente li cede a chi glieli ruba, che soffia e attraversa i corpi in suo nome e che deve impedire alla Logosfera Advance Company di distruggere definitivamente ciò che resta della vera Poesia. 

L’astuta Madame, artefice della missione “Sterminio della Logosfera”, depositaria di un potere d’antan, non poteva scegliere meglio fra i suoi adepti che il suo Cheri – il Donatien, i cui tratti ricordano quelli del nostro autore – per portare a termine il suo “perverso” e necessario obiettivo: chi lavora contro l’Arte e Bellezza va eliminato. Un atto necessario per salvaguardare il Dominio dello Spirito.

Respira profondamente il lettore di questo romanzo che si trova spesso in bilico, trascinato in quell’abisso che Raffo sa conoscere bene. I personaggi qua sono obliqui, si potrebbe dire che tornano quei soffi impalpabili che dello spirito hanno il profumo, dell’incanto la ragione, e che si susseguono alternandosi fra i fili mossi dalla maestria dell’autore. È forse quello stesso profumo che ci permette di percepire i lineamenti dell’Altro, perché il corpo del poeta è solo apparenza, che lascia possibilità di respiro quando il nulla rischia di affogare nel niente della menzogna.

“Io accuso voi, falsi poeti, non perché mentiste nelle vostre poesie, ma perché mentiste dicendo di scriverle.” E qual è, quindi, il ruolo di questa vera poesia? E come può essere vera, se aleggia nell’aria smarrita? È Lei stessa, la Poesia, linguaggio della cenere smossa dal vento di una morte non morte che chiede aiuto, ricordando chi potremmo essere una volta che saremo capaci finalmente di riconoscerci. “Le parole sono decisamente strumenti di potere limitato. Certo, una meravigliosa invenzione del genere umano. Ma sono ugualmente limiti.” In questo senso, le parole nella Poesia diventano libere perché la sua casa non ha mai avuto porte.

18:55 - VALENTINA PUDDU

performance Orfeo, Euridice e l’ombra che si trascina con Valentina Puddu, Maria Loi e Rocco Familiari
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia Performer

Valentina Puddu

Danzatrice e Performer, nasce a Cagliari il 20-03-1982 e fin dalla giovanissima età si avvicina al mondo della danza, formandosi con maestri nazionali e internazionali. Nel 1999 inizia la carriera di danzatrice professionista con la compagnia “Balletto di Sardegna”. Dal 2007 danzatrice e performer nella compagnia di teatro danza Lucido Sottile. Si laurea in Beni culturali nel 2004 e nel 2007 si specializza in Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Cagliari, per poi conseguire la qualifica in “Tecnico dei servizi educativi, didattici e museali” rilasciata da IFOLD, Assessorato Regionale del Lavoro e Formazione Professionale. Dal 2010 gestisce e coordina attività culturali, didattiche e sportive presso “Il Ridotto”, in collaborazione con la Scuola di Danza Assunta Pittaluga. Danzatrice e performer, docente di danza e operatrice culturale, nel suo lavoro esercita il confluire di arte, danza, teatro, musica, cinema e arti performative. Aderisco volentieri al progetto SeaDoor50 organizzato da Riccardo Pittau, perché, in linea e d’accordo con la sua iniziativa, trovo sempre interessante e stimolante il dialogo e l’unione tra le varie forme d’arte.

19:05 - ROCCO FAMILIARI

L’attesa/Il dono (evento web)
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia autore

ROCCO FAMILIARI, regista, drammaturgo, scrittore, saggista, traduttore. Ha diretto il Teatro Struttura di Messina negli anni Settanta. Ha fondato nel 1976 il Festival Internazionale del Teatro di Taormina, che ha diretto fino al 1980. E’ stato Consigliere di amministrazione dell’ETI, dell’IDI, dell’INDA. L’Enciclopedia Treccani, edizione in dieci volumi del 2010, gli ha dedicato una voce quale drammaturgo.

Opere principali.

Teatro: Ritratto di spalle (pubblicata da Scheiwiller, nel 1977, nelle preziose edizioni “all’insegna del pesce d’oro), messa in scena da Aldo Trionfo nel 1983 con Laura Cardile al Teatro dell’Orologio, insieme con l’altro monodramma “La caduta”, interpretato da Virginio Gazzolo. Nel 2013 Krzysztof Zanussi ha diretto Viviana Piccolo in una nuova versione per il Festival Pordenonepensa e per il Teatro Due di Roma, insieme con un’altra pièce dell’autore, “Donna allo specchio”. Don Giovanni e il suo servo (regia di Aldo Trionfo, con Andrea Giordana, 1982/83; regia di A. Zucchi, con Corrado Pani, !998/99); Il presidente (regia di K. Zanussi con Raf Vallone, 1992/93 – ne è stata realizzata una versione televisiva dalla Televisione polacca, con Jerzy Trela, è stato tradotto in ceco, pubblicato da Dilia e messo in scena al Teatro “Viola” di Praga); Herodias e Salome (regia di G. Nanni con Manuela Kustermann, 1990; regia di K. Zanussi con Paola Quattrini, 2000; tradotta in francese, è stata data in forma di mise en espace al Theatre du Petit Montparnasse a Parigi nel 1992); Orfeo Euridice (edito da Franco Maria Ricci, 2000; regia di A. Zucchi con scene e costumi di Giosetta Fioroni, 2000); Agata (regia di Walter Manfrè, con Vanessa Gravina, al Teatro Vittorio Emanuele di Messina; dal dramma è stato tratto il film Il sole nero, diretto nel 2005 da Krzysztof Zanussi, con Valeria Golino e Kaspar Capparoni); L’odore (Festival dei Due Mondi di Spoleto, con Enrico Lo Verso, 2003, in russo al Teatro “U Mosta,” di Perm, 2012, ripreso nel 2021/2022 in Calabria, a Roma e al Teatro di Messina; nel 2023 al Teatro India di Roma); Amleto in prova (Festival dei Due Mondi di Spoleto, 2004. regia di Mario Missiroli, con Flavio Bucci). Tutta la produzione drammaturgica è raccolta nel volume Teatro, edito da Gangemi nel 2008.

Narrativa: L’odore, romanzo, Marsilio 2006 e Feltrinelli 2020 (Prix du Premier Roman, Chambery, Premio “Padula”), Il sole nero, romanzo, Marsilio 2007 (Premio “Siderno”), Il ragazzo che lanciava messaggi nella bottiglia, racconti, Marsilio 2011 (Premio Joyce Lussu), Il nodo di Tyrone, romanzo, Marsilio 2013, Per interposta persona, romanzo, Marsilio 2016, Donna Brigantia e altre storie, racconti, Marsilio 2019. 

Saggistica: Ha scritto numerosi saggi di critica letteraria e di arte figurativa (dedicati, fra gli altri, a D’Arrigo, Brancati, all’Espressionismo tedesco, al Realismo Magico, alla Satira nel Novecento), pubblicati nei numeri monografici della rivista “L’illuminista”, diretta da Walter Pedullà, edita dall’Università La Sapienza, e saggi specifici sul teatro apparsi nella rivista “Teatro Contemporaneo e Cinema”, fondata da Mario Verdone e diretta da Gianfranco Bartalotta, e ne “Il libro dell’anno Treccani 2004”. Ha scritto un saggio sulla drammaturgia di Karol Wojtyla, che ha ottenuto il Premio della Presidenza del Consiglio ed è stato tradotto in polacco e pubblicato sulla rivista Dialog. 

Traduzioni (le principali): Il diavolo in corpo di R. Radiguet (Biblioteca del Novecento, Marsilio); Wozzeck di G. Buchner (con un ampio commento critico, Pagine editore); Pentesilea di H. v. Kleist (in “Teatro Contemporaneo e Cinema). 

L'attesa/Il dono

Un quadro dice di una donna che porge il suo viso su una spalla. E si abbandona al vuoto di una compagnia che non c’è. La tavola è apparecchiata. Lei sta seduta su uno sgabello e vicino ne ha un altro con sopra una ciotola. Il pavimento è una scacchiera dove pesa l’unica presenza. È L’attesa di Felice Casorati.

Anna e Riccardo, si ritrovano l’una davanti all’altro. Entrambi sono all’interno di una finestra che sembra non ci sia, e che affaccia su una possibilità. È l’immagine di un quadro fra le ante delle cornici che segnano l’incontro fra due persone che di nuovo tornano alla vita che si era chiusa su di loro. È un amore di speranza, quello che nasce fra i due, in cui ci si ritrova vicini a un baratro.

Anna è affascinata da Riccardo. Lui è uno scrittore che ha deciso che Orfeo, dopo aver ucciso col suo consenso Euridice, discende agli inferi, per stare immobile senza guardarla più, per salvaguardarne la bellezza; del suo sguardo rimane solo la possibilità irraggiungibile. Riccardo sfugge a quello di Anna, e il loro rapporto cresce attraverso i messaggi che si mandano per telefono, nel segno di un linguaggio all’ombra di uno schermo che appare lucido quanto assente. Non si incontrano. Anche lei scrive, più per diletto che per piacersi ed è la sua sensualità che traspare. Quando Riccardo la nota, è troppo tardi per non subirla. L’incanto si trascina nell’attesa che non li risparmia, come un serpente vibra fra fili d’erba distanti.

 

Il dono è una perversa immagine fra due rappresentazioni: quella di un uomo e una donna che giocano a non concedersi ai propri desideri,

 

 

 

 

 

distraendoli fra le riprese di un giorno di vita. Questa volta, Familiari, non determina i loro nomi. Uomo: “Vorrei in dono la sua vita per un

giorno”. Donna: “Le sembra possibile ritagliare dalla propria vita un giorno, anche un solo giorno, e che questo non crei un vuoto incolmabile? Uomo: “Non un giorno della sua vita, ma la sua vita in un giorno”. Non rimane che tornare nella scacchiera di Felice Casorati, e giocare per davvero questa volta, ma con due pedine presenti. L’uomo, con l’occhio della telecamera, coglie l’imbarazzo della donna in una stanza d’albergo; lei si dimena nel letto per sfuggirgli, lui indossa una maschera che poi toglie e rimette. Lei si spoglia e si riveste. Fanno l’amore. Scacco! È un fuoco che non finisce e che trascina le due figure a confondersi nell’indecisione

19:50 - FEDERICO FERRARI

Estasi (scritto con Jean-Luc Nancy)
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia autore

Federico Ferrari (Milano, 1969) insegna Filosofia dell’arte all’Accademia di Belle Arti di Brera. Tra i suoi ultimi libri: L’insieme vuoto (Johan & Levi, 2013), L’anarca (Sossella, 2023), Oscillazioni (SE, 2016), Il silenzio dell’arte (Sossella, 2021) e, con Jean-Luc Nancy, Estasi (Sossella, 2022).

Estasi

Estasi

di Jean Luc Nancy e Federico Ferrari

“L’artista deve porsi fuori da sé, entrare nella materia di cui egli stesso è composto per poter dare origine all’opera: senza questa estasi, non si dà opera […]”. E senza opera non si ha l’autore che in questo scritto nasce dall’incontro del linguaggio di Nancy e Ferrari che fluisce nell’estasi dall’io all’altro “in un fuori che ci contiene e ci esclude”. L’immagine che ne scaturisce non fissa i corpi nel tempo, ma rende al corpo il suo carattere di potenza, sempre nell’atto di esprimersi. Quest’estasi del comunicare e dell’essere trafitti dalla parola stessa, porta colui che scrive a perdersi, a perdere di mano la scrittura stessa in quell’abbandono che è un uscire da sé per ritrovarsi nell’altro, in presenza dell’altro. L’estasi ci pone davanti uno sconvolgimento interiore che mette in comunicazione ciò che siamo con ciò che vorremmo essere in quel momento di sospensione del respiro di contrazione ed espansione dell’essere e del nulla.

Scorre l’immagine della Lacrimosa (2018) di Nicola Samori, in cui è il movimento della raffigurazione della Maddalena, la rappresentazione stessa in cui “l’atto della pittura diviene la lacrima che piange se stessa” e svanisce; e in quest’atto si ritrova, “perché cos’altro significa vivere se non percepirsi nell’atto di morire?” Proseguono nelle pagine del libro, le immagini di Giovanni Segantini in un doppio movimento pittoresco di prassi ascetica che va dal dipinto intitolato Non assolta (1884/85) – in cui è ritratta una donna incinta con in mano, aperto, un libro di preghiere che viene derisa da altre che la guardano di soppiatto da dietro un muro – a quello intitolato A messa prima in cui un prete fa un percorso inverso, ma con un libro chiuso. Qua è l’oggetto che fa da tramite, che passa fra mani diverse in cui un’immagine che prima respinge poi accoglie l’altro nel giudizio di un’unica solitudine. Ed è la stessa che ritorna in La vita scelta e non capitata di Guglielmo Castelli (2014), dove la determinazione di ciò che si può voler essere si dissolve nel colore dell’indeterminatezza. E allora, a cosa serve la pittura? Semplicemente, a regalarci le immagini del nulla di cui siamo costituiti. L’estasi ha, quindi, un rapporto con la non-esistenza dell’autore stesso che perde il suo volto: l’opera rimane sola. L’oggetto si racchiude in sé, si riconosce e diventa materia. E lo sguardo dell’autore rimane cieco, come in Aristotele che contempla il busto di Omero di Rembrandt. Il filosofo si rivolge al volto senza sguardo del poeta, i cui occhi sono vuoti e non chiusi; lui non guarda né fuori, né dentro. Aristotele non mette in relazione l’oggetto esaminato con se stesso: la cecità fonde il volto con l’opera. Anche se è una serie di sguardi, più o meno celati, che chiude il libro di Nancy e Ferrari, quello degli stessi autori ritratti dalla fotografia di un momento: Thomas Bernhard, Jorge Luis Borges, Pierpaolo Pasolini, Tommaso Landolfi, Honoré de Balzac, Djiuna Barnes, Gustave Flaubert, Andrè Gide, Ysunari Kawabata, Alessandro Manzoni, George Sand, Simone de Beavoir, Ingeborg Bachmann e Virginia Wolf. Come a dire ciò che resta: la solitudine dello scrittore rimasto orfano.

20:15 - SENIO GIOVANNI BARBARO DATTENA

performance L’Anarca, o l’ombra della libertà
Monserrato, Casa della Cultura

(*) Interventi performativi, a cura di Muse teatro

DALLE 18:45 ALLE 20:40 - PROIEZIONI CORTI AUTISMOVIE

Rassegna cinematografica a cura di Inmediazione
Monserrato, Casa della Cultura

22 settembre

11:00 - SILVIO RAFFO

Vita e poesia di Emily Dickinson
Università di Cagliari, Facoltà di Studi Umanistici, Aula 15

Biografia autore

Silvio Raffo, poeta, narratore, traduttore e saggista, è docente universitario e membro onorario dell’Edis (Emily Dickinson International Society) per la sua traduzione dell’opera omnia della celebre poetessa (Meridiano Mondadori, La vita felice, Robin, Book e De Piante). Ha vinto i più prestigiosi premi per la sua opera narrativa e poetica (Gozzano, Montale, Lord Byron…) Dal suo romanzo La voce della pietra è stato tratto il film omonimo con Emilia Clarke. Ha curato per Castelvecchi la più completa antologia di poesia del ‘900, Muse del Disincanto.

11:45 - SILVIO RAFFO

performance I’m nobody, who are you?
Università di Cagliari, Facoltà di Studi Umanistici, Aula Motzo

Biografia autore

Silvio Raffo, poeta, narratore, traduttore e saggista, è docente universitario e membro onorario dell’Edis (Emily Dickinson International Society) per la sua traduzione dell’opera omnia della celebre poetessa (Meridiano Mondadori, La vita felice, Robin, Book e De Piante). Ha vinto i più prestigiosi premi per la sua opera narrativa e poetica (Gozzano, Montale, Lord Byron…) Dal suo romanzo La voce della pietra è stato tratto il film omonimo con Emilia Clarke. Ha curato per Castelvecchi la più completa antologia di poesia del ‘900, Muse del Disincanto.

17:45 - JONNY COSTANTINO

Giovanni Blanco con Antonio Moresco e Rita Deiola e performance Il bambino oscuro
Cagliari, EXMA

Biografia autore

Jonny Costantino è cineasta e scrittore.  Nel 2005 fonda con Fabio Badolato la BaCo Productions e nel 2019 con Rita Deiola la Salamander Giant, entità produttive entrambe attive. Insegna Regia presso la Scuola d’Arte Cinematografica Florestano Vancini di Ferrara della quale è vicedirettore artistico. Per “Bookolica. Il festival dei lettori creativi”, che si svolge in Sardegna a settembre, dirige la sezione letteraria ‘Azzardo e visione’. Vive a Bologna. Tra i film: Just Play and Never Stop (post-produzione), Dallarte (2023), Sbundo (2020), La lucina (2018), Il firmamento (2013), Beira Mar (2010), Le Corbusier in Calabria (2009), Jazz Confusion (2006).Tra i libri: Cormac Blood Dance (2023), Giovanni Blanco (2023), Un uomo con la guerra dentro. Vita disastrata ed epica di Sterling Hayden: navigatore attore traditore scrittore alcolista (2020, seconda edizione 2022), Ultraporno (2021), La mano bruciata. Scrittori, pittori, elezioni (2021), Nella grande sconfitta c’è la grande umanità (con Michael Fitzgerald, 2020), Mal di fuoco (2016), Volti a fronte (con Domenico Brancale, 2013). Tra le riviste: è stato redattore di “Cineforum” e caporedattore di “Carte di Cinema”; nel 2009 ha fondato le riviste da lui dirette “Rifrazioni. Dal cinema all’oltre” e “Rivista”; attualmente è redattore del “Primo amore” e collabora con “Antinomie”.

Giovanni Blanco

Giovanni Blanco di Jonny Costantino

Come può un individuo sperare di fuggire al futile destino dell’uomo comune? potrebbe chiedere Colin Wilson all’arte di Giovanni Blanco, senza ricevere alcuna risposta a riguardo. Se l’Outsider è l’unico in grado di vedere in un mondo di ciechi, allora è proprio qua che “l’occhio salva la forma delle cose”. Dice Costantino: “Giovanni non si amministra, non si dosa, non si calibra, non calcola […] I suoi strumenti pittorici sono propaggini di una mano che a sua volta è un’estensione dell’occhio”. Nel titolo di ogni sua opera che vive al di là del suo autore, Blanco “non si perde una ruga” (Rosso Costantino, 2022) anche se è la rappresentazione del teschio – dalla “testa spolpata del tempo” – a farci trapassare. 

Scopre il suo Bestiario fra uccelli diurni e notturni, fino al granchio rovesciato; e che l’uomo è un’illusione ottica, come l’ossessione per Francesco Lentini, anche lui di Rosolini, che nasce nel 1889 con tre gambe e il principio focomelico di una quarta; sedici dita dei piedi, due paia di natiche, due organi genitali: dove si rifugia la vita in questi angoli perduti del senso?  Non si attraversa uno sguardo oltrepassando il tempo. Alberto Giacometti amava perderlo nell’osservare chi fosse dinanzi le sue opere nel momento esatto in cui si spossessavano di lui. Così Blanco ottiene di sopravvivere perché “l’istante è sempre altrove, là dove immaginiamo il confine”. Non c’è pace per chi osserva, “il tempo non smette di essere l’elemento che ci divora, scrive Costantino e“vivere è degradare/nelle viscere del tempo”, ribatte Blanco. 

Quale destino, allora, si presenta per l’uomo “normale”, se non quello di perdersi nella superficie dell’esistenza? E se non è nello sguardo che ci si riconosce, dove risiedono i lineamenti del volto dell’altro? Nel bambino oscuro o nel bambino pensieroso? Chiude con questo scritto il pensiero di Costantino, su questi due bambini che si incontrano nell’immagine che li raffigura: “oggi il suo sguardo è diventato una possibilità del mio sguardo”.

Blanco, in Autoritratto (2006/2007) è dentro la doccia, di spalle, e si nota il segno del costume. Cede lo sguardo: “oggi uomo, il bambino sono io. E attraverso questo scritto, ti sto guardando”.

18:10 - JONNY COSTANTINO e SENIO GIOVANNI BARBARO DATTENA

Performance Lo sguardo oscuro
Cagliari, EXMA

18:30 - ANTONIO MORESCO

Il sogno del cammino. Pensieri per oltrepassare i nostri confini con Jonny Costantino
Cagliari, EXMA

Biografia autore

Antonio Moresco è nato a Mantova il 30 ottobre 1947, vive a Milano. Ha esordito a 45 anni con un libro intitolato Clandestinità. Da allora ha pubblicato più di trenta libri, tradotti in molte lingue, tra i quali: Giochi dell’eternità, opera scritta nell’arco di 35 anni e in tre grandi parti (Gli esordi, Canti del caos, Gli increati), Lettere a nessuno, La lucina, Fiaba d’amore, Gli incendiati, L’adorazione e la lotta, Lo sbrego, Il grido, Canto di D’Arco, Canto degli alberi. Ha scritto diverse opere teatrali, raccolte in due volumi (La santa, Merda e luce).

Il sogno del cammino e Il Finimondo

Il sogno del cammino e Il Finimondo di Antonio Moresco

La ricerca del senso della vita sta nel cammino e nei passi che lo alimentano, che si inseguono come pedali della bicicletta, rallentano in salita, affondano nei terreni fangosi, si adagiano su quelli pianeggianti, si calpestano nelle salite più ripide. 

Non c’è sosta nel cammino, lo sguardo è sempre in movimento e vaga dalla superficie di una strada, di un vicolo o poco più in là fino ad enormi praterie di acqua, aria e rumori.  

Le strade nelle città, quelle che collegano le une alle altre, che vedono gli individui come comparse di una rete sociale in cui si cade, dove si viene catalogati anche e solo per un momento, 

portano Moresco ad incontrare se stesso in una forsennata voglia di intraprendere un dialogo con i suoi passi che per parlargli hanno bisogno di muoversi continuamente. “Parliamo nella lingua e camminiamo nelle città”, avrebbe detto Jean Christophe Bailly. I sentieri delle periferie, quelli nei piccoli paesi sperduti, o quelli immersi nella natura diventano spazi in movimento grazie al cammino, e ogni oggetto che si incontra nella sua immobilità rinasce vita silente. È la figura del flaneur che spicca – e nelle sue passeggiate solitarie trova rifugio incondizionato – perché il suo movimento si distingue da quello di chi si sposta nelle città con uno scopo specifico, che si ritrova pressoché in ogni passante anonimo che si limita a raccogliere qualche riflesso, qualche scintillio o luccichio del nascosto che incontra. 

Lo spazio, nelle sue molteplici forme, ci consente di essere attraversato anche con un semplice pensiero. Ed è infinito, solo se lo si percepisce dentro. Capita che per oltrepassare i nostri confini ci si spinga dove non sarebbe lecito, né consentito per sentirsi vivi, per sentirsi “casa”. Così fecero Kleist, Rousseau, Rimbaud, Nietzsche, Van Gogh, Walser, Kafka che non camminarono solo grazie alle parole dei propri scritti. 

Camminare, conduce il pensiero a ritrovarsi sempre al di là del dove stiamo ora, fino a quando la prospettiva cambia e ci ritroviamo lungo un cammino che porta oltre l’inimmaginabile. 

Moresco dopo aver esplorato l’andare senza sosta del procedere, si abissa nella città dei morti che sorge dove si crede non si possa raggiungere nessuna meta. Questa città accoglie lo scrittore in qualità di giornalista, inviato speciale di un giornale, il Finimondo, di cui un certo Salsa è il responsabile delle pagine della cultura. Qua incontra alcuni personaggi “altri” – Maradona, Hitler, Dante, Freud e addirittura Pinocchio – con cui ha l’urgente necessità di discutere del nostro Paese e delle sue contraddizioni. Non si dà pace della deriva che la società italiana sta attraversando in questi ultimi anni e cerca una consolazione fra le parole dei suoi interlocutori defunti, conduttori, ora, di una nuova luminosità. Dalla città, continuano a seguire i cammini dei vivi – e questa è la più triste condanna – che sembrano proprio morti, come avrebbe avuto modo “di esser detto” un tal Carmelo Bene, nel profondo sud del sud dei santi. E quindi, “Che cos’è il cammino? Che cos’è il mondo? Dentro, dove camminiamo? Chi siamo noi che camminiamo attraverso il mondo? Se non è il mondo a camminare attraverso di noi?”

19:00 - VALENTINA PUDDU

perfomance La chute
Cagliari, EXMA

19:15 - DAVIDE CATINARI

White Light con Alessandro Muroni
Cagliari, EXMA

Biografia autore

Davide Catinari

Musicista, autore , promoter di musica internazionale, laureato in Scienze Politiche con una video tesi di argomento storico, direttore artistico di “Vox Day”, struttura di produzione di eventi e rassegne tematiche, è responsabile del progetto Dorian Gray, formazione con cui ha inciso sette album e vinto il premio Lunezia nel 1999, su indicazione di Fernanda Pivano e il premio PIMI , premio Italiano per la Musica al MEI – Meeting Etichette Indipendenti – di Faenza, ricevuto nel novembre 2009 , per la rilevanza del percorso artistico.

Con i Dorian Gray, prima band europea in Cina Popolare in occasione dello storico tour del 1992, ha effettuato centinaia di concerti sia in Italia che all’estero, toccando città come Londra ,Berlino, Amburgo, Toronto, Città del Messico E’ fra i protagonisti – insieme a Moni Ovadia, Federico Guglielmi, Stefano Senardi e altri nomi di rilievo del mondo musicale nazionale – del libro “Indypendenti d’Italia”,saggio sull’origine del rock indipendente in Italia, pubblicato da Zona Editrice nel 2007.

Nel 2012 battezza il progetto musicale GolemInLove, con cui produce materiale in lingua inglese destinato al mercato estero e scrive i temi principali delle colonne sonore dei flm “Berlin Junction”(2013) di Xavier Agudo e “The Birthday” (2014) di Daniela Lucato . E’ ideatore del progetto “Sound and Vision”, format performativo di musica e immagini legato al mondo del fumetto, grazie anche alla collaborazione di autori come Ausonia, Bacilieri, Andrea Bruno, Davide Toffolo.

Tra il 2016 e il 2018 collabora con Blaine L. Reininger, fondatore della band Tuxedomoon, attraverso un tour italiano di 8 date e il coinvolgimento nella realizzazione del musicista americano nel brano “Quasar”, compreso nel vinile “Moonage Mantra” (2017).

Scrive di musica su Linus e dal 2017 è impegnato nel reading “Periferie dell’Infinito”, di cui è autore e regista. Nel maggio 2022 pubblica il suo primo romanzo con Camena Edizioni, intitolato “White Light”.

19:40 - SENIO GIOVANNI BARBARO DATTENA

performance Dalla luce, lo sguardo
Cagliari, EXMA

20:00 - MASSIMO ZAMBONI

Bestiario selvatico. Appunti sui ritorni e sugli intrusi con Valeria Deplano e a seguire performance letteraria e musicale di e con Massimo Zamboni
Cagliari, EXMA

Biografia autore

Massimo Zamboni (1957, Reggio Emilia) è sempre stato affascinato artisticamente dall’immaginario e mito sovietico, da quando nel 1982 ideò assieme Giovanni Lindo Ferretti i CCCP – Fedeli alla Linea, un gruppo punk con grande seguito di pubblico. Una band che si definì “filosovietica” che produceva “musica melodica emiliana” e guardava all’Est per ragioni etiche ed estetiche. Crollato il Muro e scioltasi nel 1991 l’Unione Sovietica, messi in soffitta i veementi proclami i CCCP posero fine al loro progetto artistico. Le loro ceneri generarono alcuni anni dopo i CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti) che hanno solcato i palchi italiani per tutti gli anni Novanta, arrivando nel ’97 al primo posto in classifica dell’Hit Parade italiana. Conclusa quell’esperienza, Zamboni ha poi intrapreso una carriera solista con nuovi album (Sorella sconfitta, 2004; L’inerme è l’imbattibile, 2008; L’estinzione di un colloquio amoroso, 2010; Una infinita compressione procede lo scoppio, 2013, La mia patria attuale 2021), musiche per il cinema (tra le quali Benzina, 2001; Velocità massima, 2002; Onde, 2005 L’orizzonte degli eventi, 2005; Terapia d’urto, 2006, Il mio paese, 2006; God Save The Green, 2012, Il nemico. Un breviario partigiano, 2015, Io sto bene, 2020) e le sonorizzazioni (Il richiamo degli scomparsi del 2021, del Dracula di Tod Bowning del 1931, e Arrivederci Berlinguer, 2023), e il teatro (La detestata soglia, 2010; Biglietti da camere separate, 2011), ma, soprattutto, è diventato scrittore. 

Ha pubblicato: In Mongolia in retromarcia (2000); Emilia parabolica (2002); Il mio primo dopoguerra (2005); Prove tecniche di resurrezione (2011); L’eco di uno sparo (2015); Anime galleggianti (2016), Nessuna voce dentro (2017), La Trionferà (2021) e, insieme a Giovanni Lindo Ferretti, Il libretto rozzo di CCCP e CSI (2022). Il suo ultimo libro è Bestiario selvatico (2023).

Bestiario selvatico

Bestiario di Massimo Zamboni

Nel Bestiario di Zamboni, c’è un mondo in cui l’essere umano perde il suo nome, in cui la sua presenza è circoscritta dal fare, dall’esserci in relazione con gli altri esseri viventi che invece un nome ce l’hanno, anche se dato dagli stessi umani.

Qui ci si incontra per caso ed è spesso l’autore che gira il suo sguardo verso l’altro che, come un intruso, appare inconsapevole e crea una relazione di trasposizione in cui l’immedesimarsi è la prima inutile arma di difesa: ma perché lo sguardo non si distacca dall’io che lo genera? Perché lo rivolgiamo verso gli altri, rapportandoli a noi? Questa “e” di congiunzione che sta fra noi e gli altri rafforza il bisogno di fermarci davanti a un volto, a delle movenze dello stesso, nel suo linguaggio diverso dal nostro che propone un interesse verso nuove possibilità di conoscenza che sarebbe sprecato non cogliere, meraviglioso percepire.

All’uomo della sponda tocca osservare il siluro che naviga come un sommergibile curioso sotto quella superficie liquida di un canale cittadino che attraversa il centro storico di Mantova; all’uomo sul trattore, seguire la propria traiettoria, incurante del branco di aironi che lo segue quasi con devozione; fino alla voce di un guardiano di un deposito di ghiaia che grida più forte degli sciacalli che disturbano il suo sentire. “Ogni ululato riscrive un assedio: sentirsi circondati da occhi che vedono senza essere visti, avvertire una presenza, tendere i timpani in uno stato di allerta. Quell’urlo dice che loro sono lì, invisibili alla luce diurna, infrattati fra le frasche del lungo fiume pronti a uscire in vagabondaggio assieme al buio”. Quel buio che lascia la presenza nella dimensione della percezione di un linguaggio “altro” che chiede che il nostro si metta da parte – quello che ognuno si è creato – per rivolgerci all’ascolto, di per sé, un semplice e puro gesto animale.

C’è “un piccione torraiolo maschio appollaiato su un cavo della luce e intento a lanciare occhiate piene di intenzioni a una femmina di colombaccio seduta a fianco”. Se scoppiasse fra loro un’intesa, scrive Zamboni, quale sarebbe il linguaggio degli eredi? Quale, quello concepito, quale il percepito?

E infine, appare il Geronticus Eremita che rimanda all’idea di anzianità: ha la testa calva, l’occhio ingiallito, un ciuffo di piume nere scompigliate sulla nuca. Quanto invecchiare ci rende osservatori privilegiati; quanto osservati e non più riconosciuti?

(*) Interventi performativi, a cura di Muse teatro

(*) Bestiario scenico, a cura di Mariano Corda

Biografia scenografo

Mariano Corda è nato a Villasor, in provincia di Cagliari. Il suo laboratorio artistico si trova in campagna poco lontano dal paese. Condivide lo spazio con animali veri e immaginari. Combatte i propri demoni con le scintille dello smeriglio e il bagliore ipnotico della saldatrice. Attore, pittore, scultore, scenografo, contadino mancato, coltiva verdure che regala agli amici. Cuoco sopraffino, alimenta la propria creatività con materiali recuperati in ogni dove. Immagina la sua arte e la getta al mondo. Le sue opere sussurrano storie inascoltate.

23 settembre

11:00 - ANTONIO MORESCO

Diari dal caos e dal finimondo: Antonio Moresco e la lucina con Antonio Moresco e Jonny Costantino
Università di Cagliari, Facoltà di Studi Umanistici, Aula Motzo

11:30 - PROIEZIONE FILM LA LUCINA

Proiezione del film La Lucina (2018), di Fabio Badolato e Jonny Costantino
Università di Cagliari, Facoltà di Studi Umanistici, Aula Motzo

17:30 - FRANCA MANCINELLI

The Butterfly Cemetery con Claire Head
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia autore

Franca Mancinelli è autrice di quattro libri di poesia, tra cui, i più recenti, Libretto di transito (Amos Edizioni, 2018), e Tutti gli occhi che ho aperto (Marcos y Marcos, 2020 –premio Europa in versi 2021 e San Vito al Tagliamento 2022/023). Una sua silloge è inclusa in Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012). Fa parte del progetto europeo “Versopolis”. 

Suoi testi sono stati tradotti in quindici lingue. In inglese, con traduzione di John Taylor, si può leggere tutta la sua scrittura, compreso un libro di prose inedito in Italia, The Butterfly Cemetery. Selected Prose (2008-2021), The Bitter Oleander Press (Fayetteville, New York 2021); nel 2023 è uscito All the Eyes that I have Opened (Black Square Editions, New York). Conduce laboratori di ascolto e di esperienza della parola poetica e collabora con la Fondazione Pordenonelegge come giurata dei premi “Umberto Saba”, “Esordi”, “I poeti di vent’anni”. Con Rossana Abis cura la collana di poesia Cantus firmus (AnimaMundi edizioni). 

The Butterfly Cemetery

“Pareti. Macerie”. Trama il ricordo, si adagia sulle cose che svelano lo sguardo di un tempo che rimane ad aspettarsi. L’intenzione di porsi verso l’altro nel riconoscersi, scompone il puzzle dell’attesa, e le cose calmano gli spazi che rimangono. È una quiete che ristora, dissetarsi con le gocce di reverie che queste prose della Mancinelli ci regalano, come se la rugiada potesse sopravvivere alla durata del pensiero. “Le ali delle farfalle non si potevano toccare, come gli arcobaleni”. Ed è questa impalpabilità che rende dense le parole, che si sostituiscono alla materia, e assumono il peso del sentire. È quella di cui è fatta la mano che assorbe l’intenzione dell’approssimarsi, un verbo che sa già di immagine e che trasforma: “Ora stai stringendo una maniglia. Le dita le ho già perse e quello che abbracciavi ora è una porta.” Quel tempo diventa umano e genera lo spazio: “La casa si chiude su di me, mi stringe le tempie […] Un altro giorno prima di cogliere le cose e partire.” Non c’è viaggio che non porti e riporti con sé ciò che si lascia. E chi non parte, resta con la polvere del tempo che “ricopre una strana eternità”, e le cose rimandano cose in attesa. Chi sarà, domani, a dare loro un nome? Chi soffrirà di questa apparente staticità? “Forse basterebbe spostare un mobile per riconoscermi qui, con le mie forze e i miei gesti”. Chi romperà il silenzio che le conserva? “Le parole non hanno

 

 

 

saputo staccarsi dall’immagine che le ha fatte nascere.”, perché è il linguaggio che trema insieme al ricordo, quando le cose ci riconoscono. E le nominiamo per difenderci, per scoprire dove siamo, quando le abbandoniamo a noi stessi. E dove vivono, se non intorno al nostro sguardo? “O come capita a volte quando mi inginocchio a raccogliere qualcosa, rimanere prostrati di fronte alla potenza degli armadi”.

Se accogliamo le emozioni che ci trasmette l’incontro, che sia con una persona, un oggetto o una città, sprofonda la superficie del pregiudizio, non esiste distanza.

stati tradotti in quindici lingue. In inglese, con traduzione di John Taylor, si può leggere tutta la sua scrittura, compreso un libro di prose inedito in Italia, The Butterfly Cemetery. Selected Prose (2008-2021), The Bitter Oleander Press (Fayetteville, New York 2021); nel 2023 è uscito All the Eyes that I have Opened (Black Square Editions, New York). Conduce laboratori di ascolto e di esperienza della parola poetica e collabora con la Fondazione Pordenonelegge come giurata dei premi “Umberto Saba”, “Esordi”, “I poeti di vent’anni”. Con Rossana Abis cura la collana di poesia Cantus firmus (AnimaMundi edizioni). 

18:00 - MARIA LOI

performance  Il corpo delle vite silenti
Monserrato, Casa della Cultura

18:15 - ANTONELLA ANEDDA

Le piante di Darwin e i topi di Leopardi con Franca Mancinelli
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia autore

Antonella Anedda (Anedda Angioy) è autrice di sette libri di poesia, sei libri di saggi e prose che hanno ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Montale, Dessì, Viareggio e recentemente il Premio La Ghianda Cinema ambiente 2022. Il suo ultimo libro di poesie è Historiae (Einaudi 2018). L’ultimo libro di prose è Geografie (Garzanti, 2021).  Tra i volumi di saggi, La luce delle cose (2000, Feltrinelli) e nel 2013 Isolatria (Laterza). Ha tradotto poeti classici come Ovidio e contemporanei come Philippe Jaccottet e Anne Carson, Jamie McKendrick. Ha collaborato e collabora con artisti e musicisti come Jenny Holzer e Paolo Fresu. Nel 2014 ha vinto il Premio Puskin per l’opera poetica e saggistica. Il suo lavoro è tradotto in numerose lingue. Le sue traduzioni da poeti classici e moderni sono raccolte nel volume Nomi distanti (1997-2021). Da pochi mesi è in libreria il saggio Le piante di Darwin, i topi di Leopardi.

Le piante di Darwin e i topi di Leopardi

Le piante di Darwin e i topi di Leopardi di Antonella Anedda

Percepirsi oltre la realtà grazie alla poesia che è linguaggio, quindi relazione. In questo libro accade che si parlino uomini il cui pensiero si è potuto in vita solo sfiorare. Per farlo, in quella terra di “uomini e libri”, non è necessario essere vivi, ci ricorda Paul Celan.

Erasmus Darwin – autore del saggio Gli amori delle piante pubblicato in Italia nel 1805 e presente nella biblioteca di Monaldo Leopardi a Recanati – il nipote Charles e Giacomo Leopardi nel riconoscersi, hanno reso necessario che agisse la mano che non scrive dell’Anedda – quella che non tiene la matita, ma che decide quando l’altra può e deve scrivere, direbbe Maurice Blanchot  – che ha saputo tendere i fili di un pensiero lineare, di un modello unico di espressione. 

Così, è la sensibilità e l’eleganza della scrittura di una poetessa che ne ha colto le particolarità comuni – dall’antiantropocentrismo, all’antiprovvidenzialismo – a costruire una relazione anche fra le differenze: Erasmus è la traccia che ci permette di rileggere Charles attraverso il nonno, e di rileggere Leopardi tenendo a mente Erasmus, le sue idee e quanto di quello idee è stato assorbito da Charles. Erasmus, inoltre, per dirla con Levinas, può rappresentare quel terzo che conferma la possibilità di un incontro fra Charles e Giacomo.

Leopardi e i Darwin mal sopportano l’arroganza dell’uomo come padrone dell’universo. Ma chi è quest’uomo, in realtà? Quale, il suo volto? Nella visione antropocentrica, l’uomo appare senza caratteristiche, un nome generico semplice che non produce quel linguaggio che invece si crea nel riconoscere l’Altro con le sue differenze: l’altro da me diventa l’altro dell’altro e di ogni altro. 

Il linguaggio, come moneta di scambio, che unisce chi raccoglie chi accoglie; chi percepisce l’altro all’apparire del volto dello stesso. Qui la percezione è vita e occorre riconoscersi: esseri viventi e in quanto tali, portatori di conoscenza, come i Lunar Men – fra cui la personalità 

di Erasmus poté fiorire – che nell’Inghilterra di fine Settecento, si riunivano la notte per discutere di poesia e scienza, approfittando della luna piena per avere abbastanza luce per tornare a casa.

Gli esistenti esistono perché si esista; l’individuo esistente nasce ed esiste perché si continui ad esistere e l’esistenza si conservi in lui e dopo di lui, recita lo Zibaldone. Darwin, invece, chiama in causa la figura del topo, uno degli animali più adattabili, che si contrappone alle idee di dominio dell’uomo sulle bestie, “che mostra all’essere umano che non c’è nulla di meraviglioso nel suo apparire sulla terra”. 

Ben prima Leopardi, nel 1837, scrisse I Paralipomeni alla Batracomiomachia – nella battaglia fra rane e topi del poema pseudomerico scritto nel IV secolo avanti Cristo, il poeta aggiunse i granchi – in cui i topi risulteranno i protagonisti nella vita e nella morte. 

Ne Gli amori delle piante Erasmus Darwin mette in primo piano la riproduzione sessuale delle stesse; antropomorfizzandole, ci mostra gli esseri umani solo come parte del mondo naturale. 

Fra le favole in versi di Puerilia, Leopardi ne I filosofi e il cane si interroga sull’inutile crudeltà degli questi: alcuni filosofi che discettano sull’anima delle bestie, ad un tratto, prendono a bastonate un cane perché la sua presenza non permette loro di concentrarsi. 

Osservare la realtà da un punto di vista “altro”, sia dal mondo vegetale che animale, comporta una svolta conoscitiva “altra” che aiuta a disciogliere quelle barriere della diffidenza e della superficialità che rendono l’uomo di oggi ancora privo di contenuto.

18:50 - SENIO GIOVANNI BARBARO DATTENA

perfomance Storia del genere umano
Monserrato, Casa della Cultura

19:00 - ROBERTA CASTOLDI

La formula dell’orizzonte
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia autore

Roberta Castoldi è poetessa, musicista e si occupa di progetti in ambito culturale e scolastico. Laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze Cognitive presso l’Università degli Studi di Messina. Nel corso dei suoi studi e ricerche si è occupata di argomentazione, pensiero analogico e percezione visiva. E’ stata ricercatrice per la Commissione Europea e nel settore privato, dove ha condotto progetti nell’ambito della tecnologia a controllo oculare (eye tracking).Le sue poesie sono apparse per la prima volta sulla rivista Poesia (Crocetti) e poi raccolte in Lascomparsa (LietoColle Libri, 1999) con prefazione di Franco Loi, e nel 2007 in Il bianco e la conversazione (Marietti) a cura di Davide Rondoni. I suoi lavori sono stati pubblicati in antologie poetiche (I poeti di vent’anni a cura di Mario Santagostini  e Maurizio Cucchi), riviste scientifiche (Intersezioni di Il Mulino) e di cultura (PantaEditoria a cura di Elisabetta Sgarbi e Laura Lepri). Ha curato per Einaudi Il libro di Morgan (2015) e tradotto saggi di filosofi francesi contemporanei come Baldine Saint-Girons e Jean-Jacques Wunenburger.Recentemente ha iniziato a pubblicare sulla rivista online Alberoni Magazine https://alberonimagazine.itdiretta dal sociologo Francesco Alberoni e sulla rivista mensile LEI Style, dove tiene una rubrica dedicata a vino, amore e desiderio, intitolata Corpo di Bacco: l‘arte dell’incantamento. 

È sommelier diplomata AIS e ha diretto progetti e festival dove ha posto in dialogo poesia, musica, architettura e cultura del vino: Il festival degli Orti (Monza), Il vino delle Donne (Alba – CN), Poetica (Alba – CN).

Come violoncellista ha collaborato in tour e in studio con molti artisti italiani e stranieri: Afterhours, Bluvertigo, David Byrne, John Parish, Cesare Basile, Soledonna, Cristina Donà, e tanti altri. 

La formula dell’orizzonte

La formula dell’orizzonte di Roberta Castoldi

Nell’orizzonte si incontrano i molteplici sguardi di coloro che non si accontentano di stare al di qua di una linea immaginaria. È una distanza che percorre la solitudine spesso lambita dall’acqua o dal cielo fra i colori che svaniscono, che si tuffano o prendono il volo: “ma per assumere la forma della mia anima devo essere di profilo e senza seno/Cercare di ricordare le foglie dove ho incontrato i miei passi/perché per loro la terra e l’aria sono separate.” 

Lo spazio assume la sua poetica per lo sguardo che vaga dal corpo definito all’immagine che sfuoca, creando una distanza che è tensione fra chi è presente e ciò a cui si vuole arrivare a toccare: “che mi trovino i cercatori d’oro/sotto il primo strato di sabbia/come un anello/e mi prendano senza riconoscermi/e mi vendano a qualcun altro. 

La staticità crolla nel profondo del sentirsi e nel contatto con l’altro assume movenza che genera incontro, rimanendo solo un tramite per trascinare la nostra essenza nell’amore, oltrepassando la vita che rimane inerme a guardare. “Devi aderire al mio desiderio/come giugno prepara la notte.” Così è quell’estasi che torna e ci avvolge lungo le membra del linguaggio, e sposta lungo i gradini dell’attesa e dell’apparire di quell’incontro. 

L’orizzonte ha la sua formula che scala misure e numeri dall’altezza in cui mi sporgo, al baratro che mi separa dalla fine.

19:20 - I MAGNIFICAT

performance La scomparsa con Alessandro Muroni al piano e Ludovico Sebastian Muroni al corno
Monserrato, Casa della Cultura

19:50 - ALBERTO LECCA

performance Kellerman nel porto di Livorno con Ludovico Sebastian Muroni
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia performer

Alberto Lecca (Cagliari 1961), scrittore magazziniere. Performer delle proprie opere, da circa venticinque anni Alberto Lecca è protagonista di reading delle sue poesie eseguiti in teatri, librerie, biblioteche e birrerie. Tra le sue molteplici collaborazioni ed esperienze culturali, è stato condirettore della gloriosa rivista di cultura poetica Erbafoglio, direttore della collana poetica Estroversi (CUEC), ideatore e voce del Blue Blues Project e voce nel progetto “Solo per due” con il chitarrista Roberto Palmas. E’ anche voce recitante per la poesia di Jack Hirschman, Sarah Menefee, Lance Henson, Pedro Pietri e Marc Porcu. Tra le sue pubblicazioni: Blue blues. Lacrime profonde di un malinconico cormorano pazzo (CUEC 1999), Kellerman. Ho visto la notte annegare nel mare (Lalli, 1987). Interventi recenti in Albert Camus, soleils de midi (Éditions La passe du vent, 2013), Glocal Jazz: 11 storie e 216 sfumature di jazz (in Sardegna) (di Claudio Loi, Aipsa 2013).

20:00 - ALFREDO ACCATINO

Outsiders
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia autore

Alfredo Accatino (Roma, 1960) è uno dei più noti creativi italiani, autore di show e cerimonie per Olimpiadi, Expo, eventi in tutto il mondo. Sceneggiatore, autore, da alcuni anni ha avviato un progetto editoriale per Giunti Editore, finalizzato alla riscoperta degli artisti meno noti del ‘900. Una trilogia di grande successo (Outsiders), tradotta anche all’estero, caratterizzata da uno stile anticonformista che ha conquistato lettori e appassionati di storia dell’arte. Nel 2022 è uscito il romanzo “La linea e l’Ombra” ambientato nel Bauhaus di Deassau negli anni Venti.

Outsiders

Quella di Fausto delle Chiaie è una performance che dura ininterrottamente da trentacinque anni. Il suo museo, che trascina ogni giorno con sé dentro un carrellino della spesa, pieno di opere ideate e costruite con materiale di riciclo, apre alle spalle dell’Ara Pacis a Roma e chiude quando è buio d’estate o troppo freddo d’inverno, e quando la compagna di una vita Noreen, lo raggiunge.

Questo pellegrinaggio, dell’andare e venire, non contempla la parola “basta” che offende la durata percepita della performance nel rapporto con l’osservatore che cade nella rete dell’essere osservato. Capita che il particolare sia di contorno e che lo sguardo dell’autore diventi il vero protagonista: si è guardati sempre nell’atto di guardare. È l’attesa che accade, quasi a formare uno spazio in cui esprimersi. I visitatori partecipano inconsapevolmente al gioco e siedono vicino all’opera. L’artista sposta il cartellino che la esemplifica in modo da permetterle di vivere nel suo insieme in divenire. Ed ecco La Sala d’Attesa, “opera vivente e assorbente perché oltre a me ingloba altre persone”, racconta Fausto delle Chiaie.

Scorre l’immagine di un quadro del 1906 di Paula Modersohn Becker che fece nudo il suo autoritratto – “incinta, quando non incinta” – nel sesto anniversario del suo triste matrimonio.

Si torna indietro, quasi per caso – in questo libro non c’è un inizio, non c’è una fine – per rimanere incantati da Il nuovo mondo di Francesco Toris – di poche pagine prima – l’artista che per cento anni si è chiamato F.T. per un eccessivo riserbo e una vita consumata in un ospedale psichiatrico. Ex carabiniere, ricoverato nel Regio manicomio di Collegno a trentatré anni, vede la sua arte definita “creatività a uno stato primitivo”, dallo psichiatra e antropologo Giovanni Marro.

 

 

Non ci si libera dalle catene sociali così facilmente. Il nuovo mondo, alta circa un metro, nasce fra il 1899 e il 1904 ed è realizzato in legno e ossa di animali che Toris recuperava dalla macelleria. Fu visto come un uniforme abbozzo in costruzione, un bizzarro edificio: “Esso è mobile su tre ruote, in corrispondenza degli spigoli inferiori. Munito in basso di porte, di scale e di un rampone che si dirige all’esterno isolandosi dal rimanente…”, che ora giace al Museo di Antropologia ed Etnografia di Torino.

In questo libro non riescono a sottrarsi gli Outsiders “perché li riconosci sempre”, hanno già voltato pagina sul finire del proprio esserci e si inseguono come se fossero un gruppo di amiche e amici che non si conoscono, che rimangono in attesa di essere compresi. Gli Outsiders, “non scelgono mai i luoghi e le date giuste per nascere, creare, amare, morire. Vivono in mondi paralleli. E hanno sempre l’indirizzo sbagliato”.

(*) Interventi performativi a cura di Muse teatro

24 settembre

17:30 - FAUSTO SIDDI

performance Uno sguardo da sotto la pensilina
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia attore

Fausto Siddi è un attore professionista di teatro, cinema e televisione (protagonista de “Il figlio di Bakunin” di G. Cabiddu e di  “Prima della fucilazione” di S. Mereu – Premio Sacher ’97 come miglior attore). È anche un regista e un pedagogo teatrale con oltre trent’anni di esperienza nella conduzione di laboratori e corsi di espressione corporea, preparazione fisica dell’attore, recitazione, lettura espressiva ad alta voce. È diplomato all’ISEF (oggi Laurea in Scienze Motorie) con una tesi sulle proprietà educative dell’Espressione Corporea. Si è formato teatralmente e professionalmente alla scuola di Gianfranco Angei (Teatro Actores Alidos di cui è uno dei fondatori). Ha avuto come maestri anche il mimo corporeo Yves Lebreton, l’attore Jean-Paul Denizon, l’attore-regista Rino Sudano, il regista Angelo Savelli, il pedagogo teatrale Juri Alschitz. Importante il suo incontro con l’autore-attore Elio Turno Arthemalle con cui ha fondato “riverrunTeatro”. Da oltre dieci anni è impegnato nel Teatro Sociale con l’Associazione ArCoEs, in cui le tecniche teatrali sono finalizzate all’inclusione e al benessere della persona (specie in situazioni di disagio e disabilità) in un contesto di gruppo e nel Teatro del Vissuto di Jean Philippe Assale con l’Associazione per il diabete e le cronicità.

18:30 - GABRIELLA CARAMORE

L’età grande. Riflessioni sulla vecchiaia con Enrico Martini, Tomaso Tiddia e Maria Loi
Monserrato, Casa della Cultura

Biografia autore

Gabriella Caramore, nata a Venezia, vive a Roma. Ha lavorato a lungo per Rai Radio3, dove è stata autrice e conduttrice di numerosi programmi, tra cui Uomini e Profeti (1993-2018). Ha insegnato Religioni e comunicazione all’Università La Sapienza di Roma. Collabora a diverse testate.  Tra i suoi ultimi libri: Come un bambino. Saggio sulla vita piccola (Morcelliana, 2013); Pazienza. Parole controtempo (Il Mulino, 2014); La vita non è il male (Salani, 2016, con Maurizio Ciampa); Croce e Resurrezione (Il Mulino, 2018, con Maurizio Ciampa); La parola “Dio” (Einaudi, 2019); L’età grande. Riflessioni sulla vecchiaia (Garzanti, 2023).

L'età grande

L’età grande

di Gabriella Caramore

L’età grande è quella che ruota intorno al desiderio di percezione di ciò che rimane. Riflettere sulla “vecchiaia” è un esercizio che non lascia scampo, che fa precipitare il pensiero nel ricordo e spesso nei rimpianti per ciò che non può essere più vissuto o tenuto vicino a sé. Una persona cara che ha dovuto abbandonarci, una decisione sbagliata non gestibile, un desiderio che è stato abbandonato su una strada non più percorribile, possono essere considerate come delle fasi della stessa età. “Che cosa atroce la vecchiaia, spoglia la gente delle sue facoltà, una ad una, ma lascia qualcosa di vivo al centro.”, scrisse Virginia Woolf, a proposito di quel sentimento che scorre ancora nell’unico organo del corpo che si lascia vivere di segni e cicatrici del tempo. Una passeggiata, che ci conduce per mano con noi stessi: “Mi accade spesso di incrociare sguardi di persone anziane, donne soprattutto – scrive la Caramore – con le quali, nel tempo breve che intercorre nei due o tre passi che ci separano, accade qualcosa di profondo, spietato e compassionevole allo stesso tempo”. Camminare, e andare avanti, quando intorno a te il rumore degli altri è il tuo, e cadenza il tempo di uno spazio lascivo che si dilata.

La capacità di poter percepire la propria “vecchiaia” – “vecchio è un attributo che si estende alle cose, a ciò che è materia che deperisce – è per chi rimane, ma anche per chi può. Esserci, per gli altri che ci osservano, che ci giudicano etichettandoci, è la forza di una consapevolezza che non sempre si può avere. Un disturbo, ad esempio, può alterare il desiderio di autodeterminazione, se la libertà e il rispetto non sono garantiti nella società in cui si vive.

Da Goya a Boccioni, sono molti i pittori che hanno rappresentato l’età grande. L’immagine del concetto, in Giorgione, ci stupisce. “È forse il primo dipinto di una donna vecchia che non contiene tratti né stilizzati, né caricaturali […] con la mano indica sé stessa e noi catturati dal suo sguardo che ci guarda”. È un riconoscersi fra le proprie caratteristiche: le rughe, il tremolio di una mano, la testa che si gira di scatto, una mano che stringe la propria dignità in un pugno. “La grandezza di essere vivi” è un’unità di misura che alimenta la propria consapevolezza che nulla può, se non coordinata con le stesse del tessuto sociale in una commistione fra persona e comunità.

La solitudine, per l’età grande, è ciò che rimane quando si sottrae il superfluo alla vita, quello che non serve per prepararsi a ciò che sarà il dopo. È una solitudine di chi resiste, di chi non fugge dalla bellezza che la vita tramanda. È chi resta dopo una dipartita, chi ne subisce l’abbandono, soprattutto se chi deve andare era la persona che se ne occupava.

Non esiste la morte per mano della vecchiaia, ma solo quella per mano della vita, perché “la morte è una curva della strada/morire, un non essere visto” (Pessoa).

19:15 - Fernand Deligny. Una zattera sui monti

con Roberta Fadda, Dominique Garnier, Alessandro Muroni e Antonello Zanda, incontro sul grande pedagogo, scrittore e regista che ha ispirato i temi del festival AutOutAut
Monserrato, Casa della Cultura

20:00 - Proiezione del film Le Moindre Geste di Fernand Deligny

“Il minimo gesto”. regia di Jean Pierre Daniel, Josee Manenti e Fernand Deligny per la prima volta sottotitolato in italiano (trad. Dominique Garnier, Niccolò Prunas, sottotitolatore), a cura dell’associazione Diversamente Odv e il Centro Servizi Culturali di Cagliari della Società Umanitaria – Cineteca Sarda

I LIBRI DEL FESTIVAL

Cliccando sul pulsante sottostante troverai il racconto, scritto e per immagini, di come si è svolto il Festival, la documentazione e il proseguimento del nostro impegno.
GUARDA IL DIARIO DI BORDO DEL FESTIVAL!

NOTE E RINGRAZIAMENTI

Il nostro auspicio è che AutOutAut possa diventare un modello per lo sviluppo di progetti di vita delle persone adulte autistiche, attraverso l’ascolto della loro voce e di quella delle loro famiglie, il coinvolgimento della comunità, la sinergia tra istituzioni e l’impegno di molteplici professionalità che si incontrano e si ritrovano nelle arti, grazie alla letteratura.

Dopo i primi cinque giorni, dal 20 al 24 settembre, il festival farà tappa in alcune scuole superiori della città di Cagliari, e nelle biblioteche comunali di Iglesias, Monserrato, Cagliari e Villaspeciosa per dei laboratori specifici sui temi del festival tenuti dall’attrice Maria Loi e dall’attore e regista Senio Giovanni Barbaro Dattena, mentre sarà l’arpista Raoul Moretti ad eseguire un concerto in una struttura per anziani a Monserrato e a Iglesias, entro il mese di dicembre 2023.

Grazie di cuore a:

Artisti per il Festival

Senio Giovanni Barbaro Dattena per la realizzazione e interpretazione delle performance, l’attrice Maria Loi, la danzatrice Valentina Puddu, il poeta blues e performer Alberto Lecca, gli interventi performativi di Muse teatro, il Bestiario scenico dello scultore Mariano Corda.

Il festival si avvale della direzione artistica del musicista scrittore Alessandro Muroni, ideatore del progetto.

Relatrici, relatori e collaborazioni

Prof.ssa Roberta Fadda, referente per i processi bio-psico-sociali dell’abitare indipendente, Enrico Martini, giornalista – ufficio stampa, relatore per Daniele Serra e Silvio Raffo, prof.ssa Valeria Deplano, relatrice per Massimo Zamboni, prof.ssa Claire Head, relatrice per Franca Mancinelli e madrelingua inglese, la prof.ssa Dominique Garnier, traduttrice dal francese per il film Le Moindre Geste di Fernand Deligny, Niccolo’ Prunas, sottotitolatore per Le Moindre Geste, Marco Spano di InMediazione, per i filmati di AutisMovie, Antonello Zanda, della Società Umanitaria – Cineteca Sarda per la proiezione del corto Svegliati Europa, i film La lucina e Le Moindre Geste, e la redazione della rivista poetica Erbafoglio per l’incontro con i poeti Tomaso Tiddia, Roberto Portas e Sergio Cicalò.

I nostri partner: Dipartimento di Pedagogia, Psicologia e Filosofia dell’università di Cagliari, Radio X Social Club, Erbafoglio, rivista di cultura poetica, Società Umanitaria-Cineteca Sarda, i comuni di Monserrato, Iglesias, Cagliari e Villaspeciosa, l’Autismoteca, il Sistema Bibliotecario di Monte Claro-Città Metropolitana di Cagliari, Ubik libreria Cagliari, Librart, liberia indipendente.

Ulteriori ringraziamenti

Ismaele e Lara dell’associazione Fainas, per aver intuito potesse esser finanziato un progetto del genere e come segreteria organizzativa per il costante lavoro dietro le quinte. Rossana Abis, poetessa e profonda conoscitrice dell’animo umano e di tutto ciò che è vera poesia. Tomaso Tiddia, poeta e libraio dal palato fine. Roberta Fadda per la professionalità e la capacità di tradurre nei fatti un’idea ambiziosa. Senio Giovanni Barbaro Dattena, per aver reso in scena ciò che andava ramingo fra le parole. Enrico Martini, per la competenza e la puntuale vicinanza. Antonello Zanda, per aver dato supporto per il lavoro sul film di Fernand Deligny, con Domique Garnier e Niccolò Prunas. Marco Spano per i filmati di AutisMovie. Tutte le scrittrici e gli scrittori del festival, le artiste, gli artisti e i collaboratori coinvolti e quelli che avrebbero voluto esserlo, se solo avessero potuto.

Un ringraziamento particolare all’assessore alla Cultura Emanuela Stara e all’assessore alle Politiche Sociali Claudia Lerz del comune di Monserrato, e ad Angela Scarpa, assessore alle Politiche Sociali del comune di Iglesias.

E a Marina Adamo, Assessore agli Affari generali, istruzione, politiche universitarie, politiche giovanili e pari opportunità del Comune di Cagliari e alla D.ssa Manuela Atzeni, Responsabile dell’area Pubblica istruzione, politiche giovanili e sport.

CONTATTI

Alessandro Muroni Direttore artistico, ideatore e referente del progetto AutOutAut

Pierangelo Cappai Presidente Diversamente Odv

Roberta Fadda Referente per i processi bio-psico-sociali dell’abitare indipendente